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Riflessioni sulla montagna (di Luca)
Di cagio (del 29/08/2007 @ 15:14:22, in generale, linkato 2894 volte)
il versante sud del MonvisoIn questi giorni si sono verificati due incidenti mortali sulle montagne del cuneese; l'alpinismo da sempre ha molti appassionati tra i piaschesi, da chi va una volta l'anno ai laghi blu a chi è stato sull'Himalaya, sulle Ande, sul Kenya o Kilimanjaro; probabilmente dalle nostre parti è lo sport che è praticato da più persone. Luca Dalmasso ha scritto queste considerazioni nella speranza che facciano riflettere un po' di gente e che magari stimolino una discussione su un tema spesso sottovalutato.

Di incidenti in montagna ce ne sono sempre stati, e ce ne saranno sempre.
Succedono in tutte le parti del mondo, perché qualcuno dice che "la montagna è assassina". A volte, però succede che incidenti mortali capitano vicino a casa, su montagne conosciute, magari su cui ci si è saliti tante volte, magari una montagna simbolo per una grandissima parte di persone: il Monviso. Negli ultimi anni (come probabilmente anche nei "penultimi" anni, e anche quelli prima ancora...) sono successi diversi incidenti mortali, che hanno colpito tutti, giovani, vecchi, donne, alpinisti espertissimi, escursionisti della domenica...
Quella gran persona che ha tirato fuori la famosa frase "la montagna è assassina" forse dovrebbe fermarsi un attimo a riflettere. Ma soprattutto dovremmo fermarci TUTTI a riflettere: dall'alpinista più bravo del mondo, a un cazzone come me, fino all'escursionista meno esperto del mondo che va in montagna a fare una passeggiata una volta ogni 5 anni. La montagna non è un gioco. Non è andare in piscina, andare a spasso sotto i portici. Tutte le cose nella vita andrebbero sempre fatte usando la testa, ma questo mondo ci sta portando a usarla sempre meno. Per tante cose non fa niente. Per esempio per giocare alla Play Station, o per guardare un reality, se si usa poco la testa non crea nessun problema (anzi, credo che se si usasse la testa manco li farebbero sti programmi... non me ne vogliano i fanatici del GF o di qualche sperduta isola che improvvisamente diventa famosa....). Ma in montagna non si può andare senza usare la testa. Credo che se ne parli sempre troppo poco di questo discorso, ma la gente DEVE sapere, deve farsi un'idea di che cosa vuol dire e le differenze che ci sono tra salire una cima, arrampicare su una parete, fare una passeggiata in un bosco o su una pietraia, o salire una cascata di ghiaccio, cosi come fare 2 passi sulla neve.... non è tutto banale come la gente crede, ho sentito con le mie orecchie (che notoriamente sono pure grandi) mille volte dire che quella passeggiata è banale, che quella salita è talmente facile che non merita nemmeno farla, soprattutto ho sentito tante volte che la normale al Viso fa ridere, è per principianti. Nonostante sia poco tempo che frequento la montagna, credo di avere un minimo, una piccola base di esperienza, e credo di avere salito molte vie e montagne più difficili della normale al Monviso. Ma porto un rispetto incredibile per quella via, (così come per tutte le cime, le vie e i sentieri), che non ritengo banale per niente al mondo: mi piacerebbe sapere quante persone tra le decine e decine che salgono la normale in questo periodo, sanno quali pericoli oggettivi può avere quella parete, quanti salgono con un casco sulla testa, quanti si informano sulle condizioni della via prima di salire, quanti si portano dietro un pezzetto di corda (non si sa mai cosa può succedere), quanti si son allenati un minimo prima di provare questa salita. Credo che chi può rispondere a tutte queste domande si conti sulle dita di una mano.
Basta accusare, a valle è facile dirne di tutti i colori su un incidente capitato in montagna: ogni volta si sente dire "ha rischiato troppo, se l'è cercata, non avrebbe dovuto andare". Ogni volta che succede un incidente (mortale o no) sento ste frasi e sempre da persone poco o per nulla esperte, che davanti alla Tv si permettono di giudicare. Invece di gridare allo scandalo tutte le volte che ci scappa un morto, pensiamoci prima. E soprattutto facciamo funzionare il cervello, invece di lasciarcelo rubare
dalla Tv....
la montagna merita più rispetto...
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Technorati tag  assassina; incidente; incidenti; mondo; montagna; montagne; passeggiata; salire; salita;

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# 1
Bravo Luca..Hai perfettamente ragione, sono pienamente d'accordo.
Vi racconto questa (forse non è tanto in tema ma mi sembra giuto raccontarvela un attimo): Sabato 25 sono andato su viso(parete Est) sono tornato a casa tranquillo e ovviamente molto felice maaa cos'ho trovo a Piasco?!?!?! Parenti e amici spaventati, terrorizzati, in ansia ormai da ore per me, prossimi ad allarmare il CNSAS..tutto subito non sono riuscito a spiegarmi il perchè di tutto questo allarmismo..ho tranquilizato amici e parenti e poi ho cercato di scoprire cos'era successo..eccovi la risposta (testuali parole): "un alpinista ci ha detto che: >".. Molto bene!! Io ero sano e salvo, di rischi così grandi quel giorno non credo di averne trovati..avevo fato un ascesa in compagnia di gente competente che sapeva quello che si faceva, se si era deciso di andare lì sicuramente un po' informati eravamo...
Comunque, tagliando corto, tutto questo per dire che: QUANDO NON SI SANNO LE REALI CONDIZIONI DI UNA PARETE O DI UNA VIA E' MEGLIO STARE ZITTI!!
Con questo non voglio assolutamente offendere o far sentire in colpa qualcuno in particolare...è solamente un idea che mi è venuta leggendo l'articolo di Luca..
Saluti a tutti!
Di  Geo  (inviato il 29/08/2007 @ 22:53:05)
# 2
MANCA UN PEZZO DEL COMMENTO PRECEDENTE:
un alpinista ci ha detto che: "oggi la Est è impraticabile, ghiacciata, franerà tutta o quasi...neanche un pazzo tenterebbe un impresa simile"
Di  Geo  (inviato il 29/08/2007 @ 22:56:44)
# 3
Un'altra vittima in montagna.
Un'altra vittima sul Monviso.
Ma non ne sono scandalizzato.

Inorridisco piuttosto di fronte ai mille modi assurdi o banali con i quali oggi un uomo può morire a causa di un altro uomo o di una società superficiale, per rancore, per gelosia, per odio, piuttosto che per solitudine, per indifferenza, oppure ancora all'interno di un abitacolo impazzito o dall'alto di un cantiere insicuro.

Ma di fronte alla morte in montagna, mi sovvengono riflessioni diverse.

Nel momento in cui un alpinista decide di recarsi in montagna, anche se ben allenato, anche se in condizioni ambientali ideali, deve essere consapevole di essere comunque e sempre un uomo, e come tale infinitamente fragile e vulnerabile di fronte alla Natura.
Questo è poi talvolta il fascino che ci porta a salire sulle vette più alte e a muoverci negli spazi più sconfinati e incontaminati: la sensazione di essere piccoli piccoli e parte di una Natura estremamente più potente di noi.
Pertanto il pericolo e i rischi oggettivi ai quali si va incontro, inclusa la morte, sono un tutt'uno con le emozioni e l'iniezione di vita ed gioia che la montagna è in grado di regalare.

Ovviamente è importante muoversi in montagna secondo le proprie capacità, la propria preparazione e con le dovute precauzioni per preservare la propria incolumità e quella delle persone che ci sono vicine, riducendo così al minimo il rischio, ma oltre a questo è necessario un costante atteggiamento di rispettosa umiltà.

Quando sento dire con presunzione: "Quella salita è banale!" - "Su quella montagna ci vanno tutti!", mi viene da osservare: avete mai notato che gli incidenti in montagna raramente avvengono nei passaggi più impegnativi, ma molto più spesso nei tratti più facili? Tipicamente oramai in discesa, su sentieri più o meno esposti, quando oramai il livello di concentrazione è calato e ci si sente tranquilli e sicuri?
L'uomo che lunedì è scivolato dal sentiero del passo delle Sagnette arrivava dalla vetta, sicuramente aveva superato difficoltà assai maggiori, prima di commettere quel passo falso.

Chi va in montagna lo sa e lo accetta: non sempre la Natura concede un avvertimento, spesso è spietata.
Chi invece la montagna la vede solo in 16:9 e intervallata dalla pubblicità, prende in considerazione anche questo punto di vista o semplicemente si astenga dal trarre conclusioni troppo banali.

Grazie per l'attenzione.
Di  BiG  (inviato il 30/08/2007 @ 16:02:02)
# 4
Non è la montagna il problema tutti lo sanno ma avete presente che differenza di notizia se "Montagna assassina" invece che "Alpinista imprudente"
Riflettete con me le notizie a seconda di come si danno hanno valenze diverse, molto diverse.
La montagna non uccide nessuno Lei non ti tira le pietre addosso come dice il LUCA però se hai un casco in testa magari non ti uccide, magari.
Io in bici non lo mettevo mai poi una volta mi sono spaventato e ho iniziato ad usarlo, la differenza che la montagna difficilmente ti da unaltra possibilità.
Se in televisione, visto che si parla anche di questo, facessero vedere ogni tanto programmi di utilità comune e un po meno Reality o Paparazzi vari magari la gente si ricorderebbe che la montagna o la strada sono pericolose e cè bisogno di opportune precauzioni per andarci.
Saluti a tutti e complimenti a Luca per l'articolo
Di  Pauligno e i Tarallucci marini  (inviato il 30/08/2007 @ 16:28:37)
# 5
concordo pienamente sull'articolo e sui vari commenti. ora purtroppo non posso dilungarmi, ma appena posso scriverò davvero le mie riflessioni sul tema!
buon weekend a tutti
noi si va al mare!
ciao!
Di  cris  (inviato il 31/08/2007 @ 14:10:59)
# 6
Quesito della settimana:
Qualcuno sa dare la traduzione italiana di MAGAU? Le più fervide menti piaschesi e dintorni si sono scervellate invano un intero sabato sera in cerca della traduzione appoggiandosi telefonicamente anche ad esperti del settore senza risultati soddisfacenti!
Di  quattro  (inviato il 03/09/2007 @ 12:04:06)
# 7
Onore a Luca per il suo articolo. Concordo con lui a mai sottovalutare la montagna e sempre di più a rispettare ognuno i propri limiti. Io la penso così: se vado oltre al mio limite di corsa al massimo sto male qualche giorno, perderò un po' di appetito e magari mi verranno anche due linee di febbre. Se vado oltre il mio limite in montagna rischio di mai più poter aver una seconda opportunità. Quasi sempre si parla di incidenti mortali e poche volte si riflette sui superstiti degli incidenti. Convivere una vita con un Handicap sapendo che magari si poteva evitare facendo un po' più di attenzione o magari dicendo oggi no, non è giornata. Essere forti a volte vuol significare non aver paura di dire non ce l'ho fatta, magari la prossima me la sentirò. In quel giorno ti sentirai debole ma sicuro di aver un'altra chance.
Di  Rizzo  (inviato il 03/09/2007 @ 21:26:48)
# 8
rispondo a quattro:
Ho saputo da fonti abbastanza certe che dovrebbe essere BIFOLCO la traduzione di MAGAU!
saluti a tutti
Di  silvia  (inviato il 04/09/2007 @ 08:08:58)
# 9
Il nome indica, in area piemontese, un attrezzo contadino, dotato di due (a volte anche tre) poderosi denti metallici, col quale si dissoda il terreno liberandolo dalle erbe infestanti... ecc..
Praticamente è una specie di zappa come quelle usate per togliere le patate non so se mi sono spiegato
Saluti e complimenti al Nicola della Quattro per le sue uscite che sembrano delle entrate!!!
Di  Paulignooo  (inviato il 04/09/2007 @ 09:53:38)
# 10
Voglio il nome non la descrizione bamboch!
vai ad arrampicare paulin va!!!
Dopo i vostri interventi sulla montagna ho deciso di non più frequentare questi luoghi così estremi,pericolosi e pieni di insidie...brrr che paura...questa mattina non mi incalavo guardare il monte san bernardo perche mi chiedevo quali trappole potevano nascondere i suoi pendii...la notte sogno montagne assassine che mi vogliono prendere....aiutooooo!
Di  kuattro  (inviato il 04/09/2007 @ 11:23:35)
# 11
sul magau:
pauligno vedi di citare le fonti porca miseria (http://217.115.17.214:8080/Projects/magaucultura.it/index_h tml/document_view?month:int=9&)
che non basta fare copy&paste!
Per chi invece non sapesse cos'è anche in Francia lo chiamano magau, guardate qua:
http://www.musee-contes.fr/index.php?rubrique=collections& c=voir&id=4

Comunque mi pare che l'ipotesi di Silvia possa essere molto sensata, anche se non trova supporto sul De Mauro... Provate voi con altri dizionari.
Di  C46I0  (inviato il 04/09/2007 @ 13:41:58)
# 12
a me hanno anche detto che l'appellativo BIFOLCO dato a chi lavora la terra deriva proprio dal fatto che una volta i contadini utilizzavano soltanto questo strumento per lavorare...
Di  silvia  (inviato il 04/09/2007 @ 14:25:15)
# 13
Guardate Rizzo con quale attenzione segue la spiegazione nodi prima dell' ascesa...
questo è il link:
http://picasaweb.google.com/skialp.monviso/R1U1PlaccheGiac ottinoAlBivioDOncino/photo#5108234544730125202

[quello col caschetto blu in "prima fila"]
Di  Geo  (inviato il 10/09/2007 @ 20:31:29)
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